36 ore del resto della nostra vita

Alla tangenziale senza traffico, alla cena giapponese, alle chopstick color ebano che adesso so quasi usare, alla zuppa di granchio che mi fa impazzire, a te seduto dall’altra parte del tavolo perché ti guardavo ed eri bellissimo, cazzo bellissimo.

Ai girasoli che mi hai regalato, perché si voltano sempre verso la luce e anche i tuoi occhi sono pieni di luce.

Al letto gigantesco, agli attimi infiniti in cui ci siamo guardati senza dire una parola, al mio respiro corto e ai tuoi occhi che si accendono ogni volta che mi sfiori, alle parole che mi hai detto, ai battiti del tuo cuore che ho sentito rimbombare in me, al tuo corpo vicino al mio, dentro il mio, alla tua anima che mi tiene sempre per mano e mi rassicura.

Alle mie lacrime, alle tue dita che mi accarezzavano il viso togliendole dalla pelle, alla tua voce, alla tua testa, ai tuoi ragionamenti, alla tua pazienza infinita, ai tuoi desideri, che sono anche i miei.

Al film e mezzo che abbiamo visto, commossi sul divano, alla musica, alla passeggiata nel verde, alla seconda notte insieme, ai tuoi occhi che trovo aperti li a guardarmi quando mi risveglio, a quel: “Come faccio oggi pomeriggio senza di te?”…

A domani ..a domani per sempre.

Le 2.22 contorsionismi

Questa notte le ho viste tutte le ore doppie…sono rimasta con il cuore immobile e le mani dirette verso gli occhi color cielo di mio padre.

Sto ascoltando il suo respiro, a tratti calmo, a tratti affaticato…le mie mani sembrano tamburi che suonano, sento tutto, forte e chiaro…

Fuori parla la civetta, fuori è notte…ma qui dentro, qui dentro avverto sotto le mie mani i contorsionismi del suo corpo, qui dentro avverto il ticchettare di un orologio stanco che rallenta i suoi giri.

Rallenta i suoi giri.

“Non sarai punito per la tua rabbia, sarai punito dalla tua rabbia”.

Tre ore, perdo di vista lo scorrere del tempo, quando entro in casa realizzo che non ti ho avvisato…ma non lo sapevo, non era niente di prevedibile o pianificato e non avevo il telefono.

Sei incazzato, incazzato nero…non ho modo di parlare, di spiegare… perchè tu mi tagli le dita alla seconda parola e non posso dirti niente, non ti interessa.
No, non lo so che cosa hai provato, lo posso solo immaginare e mi dispiace.

Quando sei arrabbiato, sei arrabbiato e c’è poco da fare…poi quando c’è una distanza fisica, le probabilità di poter spiegare si riducono drasticamente…

Questo è il momento in cui vorrei salire in macchina, arrivare da te, passarti la lingua sulle labbra, poi baciarti e dirti:

“Dai, dimmelo adesso quanto sei arrabbiato”.

Every day, I keep thinking
About you and I
How good we are together
When we’re alone together
Can you tell why
Can you tell me why you keep your distance like this?
Can you tell me why you keep your distance like this?
I wanna feel your touch
I wanna feel you
I wanna feel your touch
I wanna feel you
Will you ever?
Will you ever?
Let me in, let me in
You read me well
Better
Than I read myself
I like
I like you best
When there is no one else, only on our own
Can you tell why
Can you tell me why you keep me in the dark like this?

Catching tear-drops in my hand

La stanza ha poca luce, un uomo suona ad un pianoforte, lei beve un bicchiere di vino in un angolo, sul tavolino una candela consumata, è seduta da sola, vestita della sua tristezza e del suo vestito nero.

Lui è seduto dall’altro lato della stanza, ha la luce di una candela che traballa davanti al viso illuminando la sua anima chiara dentro un abito scuro.

Lei si alza, cammina lentamente nel centro della stanza si avvicina al tavolo dell’uomo e gli porge la mano, lui si alza…non si conoscono nemmeno eppure iniziano ad oscillare insieme su una musica che infeltrisce anche i capelli.
Lei alza le braccia e le appoggia sull’uomo, le mani si sfiorano dietro il collo, lui appoggia le sue sui fianchi di lei.

Non ci sono parole, c’è la musica che parla e culla due anime segnate dal tempo di una non-vita salata passata…ci sono i loro occhi che si guardano e rimangono in silenzio.

Ci sono i loro occhi ed esiste solo quello adesso.

Le 3.54. ..sogno o son desta?…(never quite as it seems)

È inverno e lo si capisce dal bianco tutto intorno e dal fatto che io indosso un cappotto scuro e ho una sciarpa di lana al collo.

Stiamo camminando in un parco gigantesco, tu mi tieni la mano e cammini velocemente, dici che stiamo facendo tardi per una cena di lavoro che hai in programma di li a poco, mi sono voluta fermare a vedere uno spettacolo on the road di due ballerini funamboli, perché mi ricorda il libro che abbiamo letto: “e si amarono l’un l’altra sospesi su un filo di neve”…ma forse hai ragione, stiamo facendo davvero tardi.

Entriamo in un hotel e saliamo in ascensore, devi prendere la borsa dove hai le cose di lavoro, in ascensore mi racconti che la persona che incontrerai è il nipote, del figlio, del…bla bla bla…Mr. Parfet…rido mentre mi guardo nello specchio dell’ascensore e ti dico: “Parfet? Hanno tutti lo stesso cognome? Parfet come i miei capelli? Sono pettinata Amore?”

Ridi perché è una domanda che io ti faccio da anni tutte le volte che stiamo ore in un letto ad amarci: “Pettinatissima Amore…perfetta”

Ti bacio mentre si aprono le porte dell’ascensore, non ho più paura degli ascensori adesso… entriamo in camera, mi spingi sul letto e mi guardi: “Ti ho mentito”, me lo dici mentre mi stai togliendo i vestiti, “C’è tempo per la cena, il tempo di spettinarti un po’”.

Apro gli occhi è buio intorno, apro gli occhi su un bacio lungo sette settimane, sulla tua mano tra le gambe, sulla tua lingua che cerca il mio sapore costantemente.

Apro gli occhi su un cuore accellerato che batte per te di giorno ma anche di notte, mi volto dalla parte vuota del letto, manca poco…poco e non sarà più vuota.

“Oh, my life is changing everyday
In every possible way
And oh, my dreams
It’s never quite as it seems
(Never quite as it seems)
I know I felt like this before
But now I’m feeling it even more
Because it came from you
Then I open up and see
The person falling here is me
A different way to be”

Le 5.25 occhi dolci

Non credo di aver passato tanto tempo in un letto con nessun uomo.

Parlo del tempo in cui rimaniamo immobili…occhi dentro gli occhi…non riesco più a farne a meno ed è sempre meglio.

Non mi ha mai guardato nessuno così, mi guardi mentre le tue dita disegnano carezze sul mio viso, poi mi dici che sono silenziosa e mi chiedi se devo dirti qualcosa.

Non devo dire niente perché non esistono parole abbastanza grandi per poter rendere anche solo una pallida idea di quello che provo adesso.

+ Tu sei incantevole

– Tu sei meravigliosa.

Perché…

Perché se ridi, rido anch’io

Perché se ti commuovi, mi commuovo anch’io.

Perché se ti preoccupi per me, mi preoccupo anch’io per te.

Perché se mi vuoi proteggere, voglio proteggerti anch’io.

Perché se ti fai due ore di coda in tangenziale per vedermi dieci minuti, lo voglio fare anch’io.

Perché se mi racconti i tuoi segreti, lo faccio anch’io.

Perché quando mi dici: “Io resto, io ci sono, ci sono io per te”, voglio dirtelo anch’io.

Perché quando cadi, cado anch’io.

Perché sono caduta e sono ancora sul fondo, perché mi hai guardato e mi hai detto: “Sceglimi e ti porto via da lì”…e lo stai facendo…lo stai facendo davvero.

Perché aiutarmi per te non significa solo allungare la tua mano e tirarmi su…tu sei sceso nel mio inferno, ti sei seduto a fianco, mi hai guardato e mi hai detto di risalire al mio passo, di non avere paura di vivere, di non avere paura di diventare quella che sono davvero, mi hai detto che con la mia lista di errori sono semplicemente perfetta e non mi molli un attimo… quando rido… quando piango.

Perché mi Ami e ti Amo anch’io.